Fra gli host italiani al festival Open

È stata la città di Los Angeles a fare da cornice a Open 2016, il festival di Airbnb sull’ospitalità giunto, quest’anno, alla terza edizione.

Host di tutto il mondo si sono dati appuntamenti a Downtown LA, nel distretto dei meravigliosi teatri e cinema costruiti a inizio ‘900. Fra conferenze e presentazioni (come quelle di Brian Chesky, che ha lanciato il progetto Trips, o di Chris Lehane, che ha raccontato il crescente movimento per l’home sharing, che anche in Italia si sta facendo sentire: qui alcuni video dal festival), incontri e “brain dates”, feste e cene comunitarie, abbiamo avuto occasione di incontrare e chiacchierare con alcuni host durante una colazione congiunta Italia – Giappone.

Ecco le loro storie, che raccontano tanti modi di essere host e cittadini.

Emanuela, Roma

Emanuela

A Open Emanuela ha portato la sua esperienza in prima linea con l’Home Sharing Club di Roma, conducendo un workshop dedicato a chi volesse lavorare per valorizzare la propria comunità locale. Di origini casertane, laureata in Legge, ha un sorriso contagioso e le idee molto, molto chiare. L’home sharing, da qualche anno, le ha fatto incontrare una nuova sé: quella che sa come rendere una casa accogliente, che studia i quartieri di Roma per dare i consigli migliori ai nuovi arrivati, che rende l’hosting un vero affare di famiglia, con parenti e amici sempre pronti ad aiutare quando qualche ospite ha bisogno di una dritta. Si direbbe che l’ospitalità di Emanuela scorra nel suo dna. Ai suoi guest fa trovare le mappe per muoversi facilmente con i mezzi pubblici e le indicazioni per assaggiare la migliore carbonara della zona. Crede che i suoi colleghi host abbiano fra le mani una bella responsabilità: quella di onorare la cultura italiana dell’ospitalità e le innumerevoli tradizioni locali. Per questo è una sostenitrice del fare rete fra chi condivide questa passione, perché si tratta anche di una missione civica. E le attività dell’Home Sharing Club romano di questi mesi confermano che il suo spirito è anche quello di altri home sharer.

“Sai che il check in con i miei ospiti dura, di solito, un’ora e mezza? Per me è il momento più importante. È quello in cui li faccio sentire che sono arrivati nella città più bella del mondo. Voglio che lascino l’Italia già pensando di tornarci. Ci metto tutto il mio entusiasmo. I guest diventano ambasciatori del nostro Paese nel mondo e siamo noi il tramite perché la loro esperienza sia indimenticabile. Lavoro per creare un senso di appartenenza, fin dal contatto online. Ma poi ti devi vedere, devi stare insieme. Dire a loro: ti porto nella mia vita. Come host abbiamo un grande potere, che va utilizzato per migliorare Roma e per mettere in luce tutte le sue bellezze. Anche quelle meno gettonate. Noi host, in primis, dobbiamo conoscerle. Penso ai Musei Capitolini o alla street art di Tor Marancia. La community è il futuro dell’home sharing”.

Lucia, Milano

Lucia

La prima esperienza da host Lucia l’ha vissuta, lo scorso febbraio, come un segno del destino. Nel suo appartamento di Porta Romana ha dato il benvenuto a una coppia di ragazzi con cui ha scoperto subito di condividere grandi passioni: la Francia, il Paese da cui provenivano; la montagna, le camminate ad alta quota; e il viaggio, naturalmente, di cui erano instancabili testimoni. Si sono anche subito innamorati di Uma, il cane di Lucia. Grazie a loro per lei è stato più semplice aprire una nuova fase della sua vita che quest’anno l’ha portata, per la prima volta, a Open. Nell’home sharing Lucia ha ritrovato le cose che meglio conosce. Essendosi occupata nel corso della sua carriera da un lato di libri ed editoria e dall’altro di ostelli, è stato subito spontaneo intercettare nel corso di questi mesi belle storie e viaggiatori carichi di entusiasmo. L’home sharing sta avendo un impatto positivo sulla sua vita e Lucia pensa possa averlo anche sui quartiere e sulle città. Anche sua mamma, a 90 anni, si è fatta conquistare dall’home sharing e si diverte parecchio a conoscere gli ospiti che passano a casa, affamati di aneddoti su Milano.

“Grazie all’home sharing ho riscoperto alcune vecchie passioni. È stato amore a prima vista. Mi piace fare l’host perché crea l’occasione per uno scambio di esperienze di vita con gli altri. Data la mia passata esperienza nel settore dell’accoglienza mi piace molto anche vivere, in prima persona, questa nuova fase del turismo e mi piace usare la tecnologia per connettermi con chi condivide la propria casa. Naturalmente non è solo una questione tecnologica, ma umana. Quella di Airbnb è una cultura del viaggio e dell’incontro che nasce da chi usa la rete e con questa vive, studia e lavora. Quando accogli qualcuno nella tua casa la gentilezza è importante. Se manca lo spirito di amicizia si parte col piede sbagliato. Mi piacerebbe lavorare con il mio quartiere per costruire, a Milano, dei luoghi dove rendere più facile l’incontro fra residenti e visitatori, dove sia possibile conoscersi e dove chi è in visita si senta sempre il benvenuto”.

Fabrizio, Roma

Fabrizio

Nella cucina dell’appartamento di Fabrizio a Roma c’è un grande mappamondo dove ogni nuovo ospite della casa scrive a matita il proprio nome vicino alla città di provenienza. Poi Fabrizio scatta il selfie di rito, che finisce in un album dei ricordi nel suo smartphone. Lui lo mostra orgoglioso. Dal 2014 ha abbracciato l’home sharing e anche quest’anno non è voluto mancare a Open, per imparare qualcosa di nuovo dal confronto con gli host di tutto il pianeta. Fabrizio è molto attivo nel nuovo Home Sharing Club romano e qui, a Los Angeles, porta la sua esperienza, con un occhio al sociale. Nel piano del condominio dove vive e condivide una camera ci sono altri quattro appartamenti, spesso con diverse stanze vuote. A lui piacerebbe coinvolgere i vicini nella sua passione per lo sharing. Sente di avere aperto una strada che può essere positiva per la sua zona e per il suo quartiere.

“Mi piacerebbe che anche i miei vicini di casa, ognuno nelle proprie possibilità, aprissero le porte a dei visitatori. Capisco sia una bella responsabilità. Quando arrivano i miei guest io mi sento in dovere di farli stare al meglio, di assicurarmi che si divertano, di dargli i consigli giusti per conoscere Roma come la conosco io. Io ci metto calore e positività. Le persone che ti scelgono senza conoscerti meriterebbero un premio! Ma quando poi vedi il ritorno, in termini di amicizia, della tua accoglienza, ti senti bene. Per questo consiglio a tutti di provare l’home sharing. A chi pensa che non si metterebbe mai in casa degli estranei dico che bisogna ribaltare la prospettiva. Non sono estranei: sono amici possibili, amici che devono ancora diventarlo”.

Megumi, Misashima

Megumi

Una delle cose più belle di Airbnb Open è l’opportunità che dà di incontrare host di tutto il mondo. Così, alla stessa colazione italo-giapponese, abbiamo conosciuto Megumi. Questo è il secondo anno che partecipa al festival di Airbnb. Megumi vive con la figlia di cinque anni, Akari, in un piccolo villaggio che si trova a circa due ore di distanza da Tokyo, Misashima, e che conta, letteralmente, meno di dieci case. Tre anni fa ha deciso di lasciarsi la grande città alle spalle e di restaurare, con l’aiuto di un amico, una vecchia cascina, un luogo che una volta veniva usato per lavorare la seta. La sua nuova casa è diventata ben presto un luogo da condividere su Airbnb e, da allora, ha dato il benvenuto a tantissimi viaggiatori, zaino in spalla, alla ricerca di modi alternativi per scoprire il fascino unico del Giappone. All’inizio i suoi vicini guardavano al progetto dubbiosi, ma quando hanno cominciato a comprendere meglio lo spirito che animava Megumi e i suoi ospiti si sono aperti all’idea dell’home sharing. Hanno anche contribuito ai lavori per migliorare e far crescere gli spazi della casa, in uno scambio collettivo e reciproco. Megumi sognava da tempo una famiglia allargata per lei e Akari: oggi hanno una famiglia globale che viene a fare loro visita ogni settimana.

“Oggi la maggior parte delle famiglie del mio Paese sono formate da una o due persone. Io volevo provare per me e per mia figlia a tornare qualche passo indietro, ai tempi in cui attorno a te, quando ne avevi bisogno, c’era una intera comunità, come una grande unica famiglia. Gli ospiti oggi sono come una famiglia per noi; con loro condividiamo idee, esperienze, insegnamenti e storie. Mi stanno aiutando a far crescere Akari con una mente aperta, curiosa e coraggiosa”.

Vuoi conoscere le storie degli altri host presenti a Open LA, provenienti da tante parti del mondo? Consulta il sito globale di Airbnb Citizen.

Vuoi incontrare gli altri host italiani? Visita il Community Center di Airbnb e organizza un meetup.

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