Accordo fra Airbnb e Comune di Torino: ora l’imposta di soggiorno si paga online

Buone notizie per viaggiatori e host torinesi: dal 1 maggio 2018 l’imposta di soggiorno è diventata digitale per tutti gli ospiti della piattaforma.

L’amministrazione torinese, guidata dal Sindaco Chiara Appendino, e Airbnb hanno sottoscritto l’accordo per rendere automatiche la riscossione e il versamento dell’imposta per i turisti che alloggiano nel capoluogo piemontese attraverso la piattaforma. L’annuncio è stato dato dall’Assessore al Bilancio Sergio Rolando, l’Assessore alla promozione economica settoriale e Turismo Alberto Sacco, insieme ad Alessandro Tommasi, Public Policy Manager di Airbnb Italia.

L’accordo prevede che i prezzi degli alloggi visibili in piattaforma siano già comprensivi dell’imposta di soggiorno (2,30 euro a persona a notte, fino ad un massimo di 7 notti) e che questa venga versata direttamente all’ente con cadenza trimestrale. L’accordo rappresenta un importante passo avanti verso la semplificazione del pagamento dell’imposta e un contributo concreto verso la trasparenza e digitalizzazione del settore.

Torino è la prima città del Piemonte a concludere l’accordo e si aggiunge ad altre realtà quali Firenze, Milano, Napoli, Genova che hanno già perfezionato accordi analoghi, a beneficio di un home sharing responsabile. Sono oltre 370 le amministrazioni nel mondo in cui Airbnb gestisce in maniera semplificata il versamento delle imposte. 

3.900 annunci su Airbnb in città

147.000 arrivi a Torino con Airbnb

2.000 ricavo annuo tipico per host

 

Sono circa 3.900, oggi, gli annunci di Airbnb a Torino (+20% rispetto all’anno precedente). Negli ultimi 12 mesi (1 aprile 2017 – 30 marzo 2018) sono stati 147.000 gli ospiti da 135 paesi che hanno soggiornato in città, per una durata media del soggiorno di 3,1 notti. Sempre nell’ultimo anno, l’host tipico torinese ha condiviso la propria casa per 39 notti, per un ricavo di circa 2.000 euro.

È straniero un visitatore su due: dopo gli italiani (48%) seguono gli ospiti francesi (34%), americani (5%), inglesi (4%) e spagnoli (4%).

 

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